Questo è un pezzo corto, più corto della coperta che tiri sempre dalla tua parte. Chissà poi dove porta e se qualcuno lì ci arriva. Un pezzo più corto del silenzio che ho bruciato in un termovalorizzatore sempre dentro. In un tramonto, fumi grigi stazionari diventano anni fulminanti. Questo è la bozza di un Picasso macchiato dall’olio delle patatine al drive in. Parole perse in un foglietto che non vale niente per chi non ha tempo. Ma il silenzio resta una condanna. C’è un lungo filo di zucchero filato che vola sopra strade, mari, marciapiedi che solo la pioggia pulisce. Un diminutivo, dura un attimo la felicità addosso. Quella che nessuno sa ed è la più sperata. È eterna appesa nei ricordi. Lo seguo, mi faccio tutte le fermate di Milano. Questo è un bacio tra le transenne e il vento che ci sposta, in ascensore contro lo specchio. In lontananza un baldacchino che sbatte contro muri di cartapesta, uno strappo alla regola della solitudine.
Stappo e bevo alla tua che stai ancora dalla tua. Ho l’asma da rassegnazione non riesco a parlare e tu sei abbastanza brava con il replay da non vedere quel che non ho nascosto. Adesso che sei più morbida quando aggrotti la fronte, nello sguardo perso drogato, morbida persino tra le gambe, sopravviviamo stringendo labbra polari, io sud e tu nord. Stiamo come quel soffio di neve che la vita ha fatto incontrare e poi sparpagliare. Sospesi, difficile agguantarsi, ritornare alla paura dell’essere calpestati appena il sogno smette di reggere e si tocca terra. Cambia l’attimo, la vita invece non lo è, ripeti. Non lo è. L’attimo può diventare qualsiasi forma, anche quella mai vista. Difficile agguantarlo. Un grido di dolore, un grido di piacere. Cambia l’attimo, come girare il canale, siamo in nostra visione. Siamo, non ci facciamo portare, smarriti e impreparati a smarrirci. Amore, tra tutte le fermate di Milano aspettiamo un anno di guai e forse un mai più. Un diminutivo, dura un attimo la felicità addosso.
Cambia l’attimo, scolpito nel tempo, dentro nelle pieghe. Se guardo il calendario o l’orologio io non so più che tempo è in questo strappo alla regola della solitudine. Però so che l’attimo che cambia sei te.